IL PRESENTE LAVORO E' STATO PRESENTATO IN OCCASIONE DELLA 7^ GIORNATA DI STUDIO PER LA POLIZIA MUNICIPALE DI CALCINAIA, DEL 22 APRILE 2004, ORGANIZZATA DAL COMUNE DI CALCINAIA, MA.R.CO.PO.LO E CON IL PATROCINIO DELLA REGIONE TOSCANA E DELLA PROVINCIA DI PISA

 

Le notifiche degli atti amministrativi

 

alla luce del

 

Codice sulla Privacy

 

d. Lgs.  30  giugno  2003,  n.  196

 

(a cura di Giovanni fontana)

 

Il “Codice in materia di protezione dei dati personali“ (qui impropriamente detto “Codice della Privacy” e, per brevità di esposizione, richiamato con il termine omnicomprensivo di “codice”), approvato con d. Lgs. 30 giugno 2003, n. 196 e pubblicato sul S.O. n. 123 alla Gazzetta Ufficiale n. 174 del 29 luglio 2003, è entrato in vigore il 1° gennaio u.s., ad eccezione delle disposizioni speciali inerenti il ruolo organico dell’ufficio del garante ed alcune disposizioni inerenti il Centro nazionale per l’informatica nella pubblica amministrazione, di cui al d. Lgs. 12 febbraio 1993, n. 39 e successive modificazioni: infatti, tali nuove disposizioni, sono già entrate in vigore il giorno successivo alla sua pubblicazione ovvero, il 30 luglio dello scorso anno.
E’ d’uopo ricordare, che secondo quanto previsto dall’art. 186 del citato T.U. n. 196, dalla medesima data, sono entrate altresì in vigore, alcune delle disposizioni in tema di ricorsi presso l’ufficio del Garante.

Disposizioni queste, che sono state semplicemente citate ma che, con evidente riferimento a questo titolo, non riguardano il tema trattato.

Piuttosto, qui si parla di notificazioni d’atti amministrativi, per quanto queste disposizioni possono riverberare anche nel campo delle notificazioni degli atti giudiziari e, più specificatamente, di quelli afferenti l’attività d’indagine del P.M. ([1]), svolta mediante l’ausilio della p.g. E’ di queste norme specifiche che andremo a trattare, per quanto, come vedremo tra breve, alcune delle “novità” ([2]) in punto di principio, introdotte da questo codice, sono comunque da conoscere, con stretto riferimento alle conseguenze che possono determinare sul piano operativo, durante l’intero svolgimento del procedimento amministrativo, afferente le notificazioni degli atti e dei provvedimenti amministrativi.


 

IL CODICE DELLA PRIVACY

 

Con il riferimento alla c.d. privacy e dunque, alle disposizioni in materia di tutela delle persone ed altri soggetti rispetto al trattamento dei dati (ex d. Lgs. 675/96 e succ. modif.) ([3]), si corre il rischio di ritenere — soprattutto i non “addetti ai lavori” — che tale tutela sia indirizzata alla riservatezza personale, intesa questa, come diritto a non essere controllati, a non essere oggetto di interesse speculativo finalizzato alla divulgazione delle notizie afferenti alla persona o, come taluno afferma, in modo assai più semplice e concreto: diritto a restare soli. La privacy, dunque, nell’accezione del termine accolto dal Rodotà, può essere più precisamente definita, in una prima approssimazione, come il diritto a mantenere il controllo sulle proprie informazioni.

Più specificatamente e con riferimento ai c.d. vip o comunque, soggetti “degni di nota”, ad evitare che gli stessi non siano oggetto di “attacco” da parte dei c.d. “paparazzi”. Non da meno e con riferimento alle “persone comuni”, a che le stesse non vedano limitate le proprie libertà fondamentali, quali l’espressione della idea politica, religiosa, lo stato di salute, ecc. Non a caso, il Rodotà fa rilevare che la disponibilità dei dati personali costituisce uno strumento funzionale alle moderne forme di controllo sociale, subentrate a quelle tradizionali e tipiche delle piccole comunità.

Fattori questi, che in un modo o in un altro, incidendo sulla vita privata delle persone ed in modo più o meno determinante, da persona a persona, possono influire sui normali rapporti di relazione familiare e/o sociale.

Da qui l’esigenza di giungere ad una codificazione ([4]) delle norme che si sono stratificate nel tempo ed hanno dato luogo ad un criterio normativo di tutela della raccolta e del trattamento dei dati personali; siano questi da riferire alle persone giuridiche, come alle persone fisiche.

Il tutto è stato raccolto in quel testo compatto, che per praticità, è stato, per l’appunto, definito, “codice della privacy” ma che, in realtà, altro non è, se non un “testo unico”.

Con riferimento alle notificazioni degli atti e dei provvedimenti amministrativi, dunque, con la raccolta, l’elaborazione e la comunicazione di alcuni dati di rilevanza personale — se non personalissima (quali i dati sensibili e ai dati giudiziari) — ci si trova nella esigenza, etica e normativa, di garantire, quali soggetti pubblici, la maggiore tutela delle persone interessate rispetto al danno che può derivare dalla comunicazione o diffusione generalizzata e non motivata, dei dati che le riguardano. Ma, non da meno, si sente la comune esigenza di muoversi su di un terreno giuridico, governato dal principio della c.d. “necessità del trattamento” ovvero della necessità di procedervi, solo ove ciò sia reso necessario dalle finalità perseguite nei singoli casi e, qualora si «trattino dati che possano rendere anche solo potenzialmente identificabile l’interessato, si dovrà provvedere a rendere anonimi i dati stessi, trasformandoli, in altre parole, in dati che non possano essere associati ad un interessato identificato o identificabile» ([5]).

Infatti, per statuizione di principio, l’art. 1 del codice, sancisce il diritto pieno alla protezione dei dati personali stabilendo in modo palese che «chiunque ha diritto alla protezione dei dati personali che lo riguardano».


 

I principi

 

Il Tit. I del codice, reca i principi generali che regolamentano la materia della protezione dei dati personali e consta di sei articoli che, in modo dettagliato e preciso, riconoscono il diritto della persona a quello della riservatezza (art. 1), le finalità (art. 2), la necessità che può determinare l’esigenza di giungere al trattamento dei dati (art. 3), le definizioni utilizzate nel codice (art. 4), l’oggetto e l’ambito di applicazione (art. 5) e, infine, la disciplina del trattamento (art. 6).

Da qui si evince chiaramente che il trattamento dei dati personali si svolga sempre nel rispetto dei diritti e delle libertà fondamentali ([6]), nonché della dignità dell’interessato, con particolare riferimento alla riservatezza, all’identità personale e al diritto alla protezione dei dati personali; anche laddove il trattamento stesso — come nel caso delle notificazioni — consegua obbligatoriamente quale dovere giuridico attivo da parte dell’amministrazione interessata (di comunicare il contenuto dell’atto) e, quale dovere giuridico passivo (di ricevere l’atto ed il suo contenuto), da parte del soggetto trattato: tanto che, come è risaputo, il rifiuto a ricevere l’atto da parte dell’interessato, equivale anche ad averlo ricevuto.

Peraltro, per quanto per ogni soggetto interessato, possa risultare necessario trattare i dati personali ed identificativi, è altresì indispensabile che il trattamento di tali dati possa essere evitato, quando è possibile far uso di un “dato anonimo” o di opportune modalità di elaborazione, che permettano di identificare l’interessato solo in caso di necessità.

Sul piano definitorio, è poi opportuno sottolineare il significato concreto da assegnare ad alcuni termini giuridici di riferimento — quindi validi, ai fini dell’applicazione dei successivi articoli, relativi al trattamento dei dati — che, diversamente, potrebbero dare luogo a non sempre rari fraintendimenti (con ovvio riferimento alla precedente legge  n. 675) ([7]).

Tra questi, uno dei termini maggiormente rilevante è proprio quello di “trattamento” (art. 4, comma 1, lett. a) T.U.).

Con tale termine, si deve quindi intendere ogni «operazione o complesso di operazioni, effettuati anche senza l’ausilio di strumenti elettronici, concernenti la raccolta, la registrazione, l’organizzazione, la conservazione, la consultazione, l’elaborazione, la modificazione, la selezione, l’estrazione, il raffronto, l’utilizzazione, l’interconnessione, il blocco, la comunicazione, la diffusione, la cancellazione e la distruzione di dati, anche se registrati in una banca dati».

Si capisce bene che ben al di là di questa definizione complessa e per ogni singola operazione citata, per lo scopo che ci prefiggiamo, si rende indispensabile confrontare l’operazione formalmente prevista, con quella che, in concreto — o, per meglio dire, nella pratica professionale — è svolta dal pubblico funzionario, preposto alla notificazione di un atto amministrativo.
Non a caso, non già e non solo l’insieme di operazioni sopra descritte, dà luogo al c.d. “trattamento”; piuttosto, qualunque operazione, dunque, anche quella più “semplice”  (per quanto così possa apparire), tra quelle indicate.

Infatti, ogni atto che debba essere notificato ad una determinata persona — fisica, come giuridica — è senz’altro raccolto dal soggetto addetto alla sua notificazione e da questi registrato, dunque, trattato: quanto all’amministrazione richiedente, all’oggetto dell’atto, al suo destinatario, agli esiti della notificazione, alla restituzione dell’atto notificato, ecc.

Per mera prassi e per ragioni di certezza amministrativa, copia dell’atto, resta o può restare nella disponibilità del soggetto notificatore — se non altro, per garantire che copia dell’atto non resti impregiudicata dalle vicende che possono compromettere il suo originale, quale il suo smarrimento, la sua distruzione e qualsivoglia altra causa imprevedibile, che lo può riguardare — che provvede a conservarlo; talvolta, dal contenuto di quello stesso atto, è possibile procedere ad ulteriori e successive notificazioni, dando di nuovo luogo, al trattamento dei dati ivi contenuti: dunque, ancora una volta, trattatandolo ([8]).

E senz’altro, il contenuto dell’atto è comunicato al soggetto destinatario, ma, indirettamente a chi, in un modo o nell’altro, ne possa entrare nel legittimo possesso, tanto da poter dar luogo ad una (per quanto illecita) diffusione — diretta o indiretta — del suo contenuto.

Ed in quanto nella disponibilità e nella custodia di un soggetto abilitato a trattare l’atto per ragioni amministrative e, più specificatamente, con l’ovvia finalità di recapitarlo a quanti interessati, l’atto stesso — e ciò che più conta, il suo contenuto — custodito dal soggetto notificatore, avrà vita più o meno breve, ma sarà comunque destinato ad essere definitivamente cancellato e distrutto.

Già questo è sufficiente a farci capire quanto e come ogni atto o provvedimento amministrativo che raggiunge i nostri uffici, è destinato ad essere trattato e quindi, a divenire oggetto di particolare tutela, in ragione delle disposizioni contenute nella legge delegata, di cui qui si discute.

Ciò detto, l’atto che dovremo notificare, conterrà un insieme di dati che, il legislatore, per le prerogative di tutela che la legge riconosce ai suoi destinatari (della notificazione e del trattamento), ha inteso distinguere in:

- «dato personale», con riferimento a qualunque informazione relativa a persona fisica, giuridica, ente o associazione, identificati o identificabili, anche indirettamente, mediante riferimento a qualsiasi altra informazione, ivi compreso un numero di identificazione personale che di per sé, è per l’appunto definito, «dato identificativo». Quando il dato che in origine, o a seguito di trattamento, non può essere identificato o identificabile, si parla invece di «dato anonimo».

- «dato sensibile» (art. 4, comma 1, lett. d) T.U.), che, in quanto dato personale — direi io, personalissimo — è di per sé idoneo a rivelare l’origine razziale ed etnica, le convinzioni religiose, filosofiche o di altro genere, le opinioni politiche, l’adesione a partiti, sindacati, associazioni od organizzazioni a carattere religioso, filosofico, politico o sindacale, nonché idoneo a rivelare uno stato di salute e la vita sessuale. In quanto tale, al dato sensibile si applicano i principi di tutela speciale, previsti dagli artt. 20 e 22 del codice.

- «dato giudiziario» (art. 4, comma 1, lett. e) T.U.), che, ancora da ricomprendere nel genere dei dati personalissimi, costituisce una sua specificazione ovvero, l’idoneità a rivelare i provvedimenti adottati in materia di casellario giudiziale, dell’anagrafe delle sanzioni amministrative dipendenti da reato e dei relativi carichi pendenti, o la qualità di imputato o di indagato, ai sensi degli artt. 60 s. c.p.p. Anche per questo dato, il codice prevede una tutela speciale, prevista dagli artt. 21 s., assorbente di quella già prevista per i dati sensibili.

In tema di notificazioni, poi, una lettura correlata e ragionata dei canoni definitori contenuti nei vari paragrafi nel quale è ripartito il comma 1 dell’art. 4 del codice, ci porta ad individuare una serie di soggetti, che vale la pena adesso di indicare:

- il «titolare» (art. 4, comma 1, lett. f) T.U.) del trattamento, ovvero, la pubblica amministrazione destinataria dell’atto da notificare che, in tal senso, curerà le modalità di trattamento (=procedimento notificatorio dell’atto) e la custodia dell’atto, nelle varie fasi del procedimento connesso. Solitamente, coincidendo il “titolare” con l’entità nel suo complesso (art. 28 T.U.), la sua tipica figura rappresentativa, è quella del sindaco, il quale provvede anche a notificare al Garante il trattamento dei dati (artt. 37 ss. T.U.).

- il «responsabile» (artt. 4, comma 1, lett. g) e 29 T.U.) del trattamento, ovvero, il funzionario che la P.A. prepone all’ufficio e che nella vecchia legge comunale e provinciale, poteva anche coincidere con la figura esecutiva del “messo notificatore”; oggi, mera figura contrattuale, riconducibile alla cat. B. Figura questa, che resta pur sempre indispensabile, quanto meno per svolgere le funzioni di notificazione dei atti e dei provvedimenti comunali ([9]) e, che con riferimento ai provvedimenti afferenti la circolazione stradale, può anche coincidere con il personale dell’area di vigilanza ovvero, con qualsiasi altro dipendente comunale con compiti esecutivi, cui il capo dell’amministrazione (sindaco) intenda assegnare tale funzione (fiduciaria). In ragione delle dimensioni dell’ente e dei carichi di lavoro, possono collaborare con il responsabile ed il titolare del trattamento, altri soggetti pubblici, direttamente «incaricati» (artt. 4, comma 1, lett. h) e 30 T.U.), dai predetti soggetti.

- l’«interessato» dal trattamento, ovvero, la persona fisica, la persona giuridica, l’ente o l’associazione (destinataria finale dell’atto da notificare) cui si riferiscono e presso il quale sono raccolti i dati personali.

Con riferimento, infine, al sistema di trattamento dei dati personali, si parla di «blocco» (art. 4, comma 1, lett. o) T.U.), qualora si ottenga  la conservazione di detti dati con sospensione temporanea di ogni altra operazione di trattamento e si individua nella «banca dati» (art. 4, comma 1, lett. p) T.U.), qualsiasi complesso di dati personali, ripartito in una o più unità dislocate in uno o più siti, quale che sia lo strumento o il metodo utilizzato per raccogliere e conservare tali dati (sistema cartaceo o sistema elettronico). Ed in tal senso e per specifiche operazioni di trattamento dell’atto da notificare, si può anche qui parlare di “blocco” della notificazione e di conservazione dei relativi atti nella banca dati locale.

Queste prime definizioni “rudimentali” ci dovrebbero aiutare a meglio comprendere quello che tra breve andremo a dire, in tema di notificazioni.

 

I “precedenti” giuridici

 

Certamente, sul piano sostanziale, il codice della privacy non costituisce una novità; dal momento che il trattamento dei dati è già oggetto di precedente normativa specifica, contenuta nel d. Lgs. 675/1996 e succ. modif.

Dunque, alcuni degli interrogativi che ci siamo già posti in quell’occasione, sono riproposti, oggi, in termini molto generali, ma che riteniamo opportuno, rivisitare, per meglio comprendere i rinnovati principi introdotti dal testo unico n. 196.

Tra questi, uno dei più evidenti — lo abbiamo già detto — riguarda il rapporto, o, per meglio dire, il limite che la legge sul diritto alla riservatezza pone, rispetto a quel principio generale di pubblicità e di trasparenza dell’azione amministrativa, previsto dalla legge 7 agosto 1990, n. 241.

Con quella legge, è stato segnato un passaggio fondamentale, nella storia del Paese Italia: quello in cui, i “sudditi” dello Stato, sono divenuti “Cittadini” della Repubblica Italiana.

Un passaggio importante (non ancora concluso), nell’ambito del quale il cittadino si pone come destinatario naturale dei servizi erogati dalla Repubblica, in quanto “res - publica”, “cosa di tutti”, “cosa pubblica”!

Ma un passaggio in cui, la riduzione dello spessore autoritativo dello Stato, il venir meno dell’unilateralità degli atti e, di contro, il confronto con il cittadino e le sue istanze pubbliche, rende meno evidente e pressante, il diritto-dovere alla segretezza: anzi, è la pubblicità dell’atto la regola, quando, invece, la sua segretezza, è relegata a ruolo di eccezione.

Ma un passaggio di fondamentale importanza, in quanto due diritti costituzionalmente garantiti sono posti sullo stesso livello e quindi, necessitano di una regolamentazione positiva.

Ma nel solco della legge sulla privacy del ’96, cominciano a germogliare le prime forme di vita, di questa legge; queste si confondono con la concreta preoccupazione dei suoi interpreti, di dare un senso concreto alla c.d. privacy.

Diritto pieno dell’individuo al rispetto della c.d. sfera domestica e, più in generale, della dimensione intima della personalità (per tradurre in un linguaggio nazionale, ciò che altri legislatori di oltralpe, hanno coniato, prima di noi).

Ma diritto, questo, che, in fondo, è già stato riconosciuto dalla legge 4 agosto 1955, n. 848 ([10]).

Ed il punto di più grave conflitto, resta probabilmente quello insinuato dall’art. 24 della legge n. 241, poco prima citata, ed inerente il diritto di accedere agli atti relativi ai procedimenti amministrativi, la cui conoscenza, sia necessaria per curare e difendere i propri interessi giuridici. Ma certamente, un motivo di conflitto e di risoluzione di conflitti, che noi accogliamo per mera accademia, rimandando ad altri il compito di dipanar la matassa ([11]).

Anche se, è del tutto evidente, che la legge 241 del 1990, rimasta impregiudicata per palese statuizione di questo legislatore (art. 59, T.U.), non prevedendo per via legislativa la composizione degli interessi posti in gioco, rimanda alla sede applicativa — dunque, alla valutazione c.d. “caso per caso” — tale (con sempre semplice) incombenza.

Piuttosto, noi siamo chiamati a conoscere, non tanto, se e quando limitare l’accesso ad un atto notificato; quanto, piuttosto, a come notificare un atto, senza che altri possano venire a conoscenza del suo contenuto diretto, ancorché indiretto.

Ed è, infatti, in quest’ottica, che l’art. 174 del codice, nel modificare gli artt. 137 e seguenti del c.p.c., l’art. 14 della L. 689/81, l’art. 15-bis (inserendolo ex novo) del d.P.R. 445/2000, l’art. 148 ss. c.p.p., l’art. 80 delle Disp. Att. c.p.p. ([12]), e gli artt. 2 e 8 della L 890/82, ha inteso garantire la riservatezza dell’atto e, dunque, la sua concreta e piena conoscibilità, al solo soggetto interessato (nel duplice significato di soggetto destinatario dell’atto e di soggetto cui si riferiscono i dati personali).

 

Le disposizioni modificate dal codice, in tema di notificazioni di atti amministrativi

 

Gli articoli che tra breve saranno riprodotti, costituiscono, quindi, la codificazione dei principi su menzionati, in tema di notificazioni, anche tenuto conto del fatto che i decreti ingiuntivi, le citazioni a giudizio e simili, sono atti che contengono dati, notizie ed informazioni personalissime. Del resto, la notificazione di un atto, comporta sì la comunicazione di dati personali ma, ciò che la contraddistingue, è l’intermediazione di un soggetto che, per quanto particolarmente qualificato, resta soggetto terzo, e rispetto all’autore dell’atto, e rispetto al destinatario dell’atto stesso. Né, si può dimenticare, che la notificazione, si presenta più che come un unico atto, come una sequenza di atti, in una progressione rigorosa, che, pur se posti in essere da soggetti diversi, sono tutti ordinati allo scopo unico di realizzare la notificazione legale dell’atto processuale:

Art. 137 c.p.c. - Notificazioni.

[I]. Le notificazioni, quando non è disposto altrimenti, sono eseguite dall'ufficiale giudiziario, su istanza di parte o su richiesta del pubblico ministero o del cancelliere.          
[II]. L'ufficiale giudiziario esegue la notificazione mediante consegna al destinatario di copia conforme all'originale dell'atto da notificarsi.       
(III). Se la notificazione non può essere eseguita in mani proprie del destinatario, tranne che nel caso previsto dal secondo comma dell'articolo 143, l'ufficiale giudiziario consegna o deposita la copia dell'atto da notificare in busta che provvede a sigillare e su cui trascrive il numero cronologico della notificazione, dandone atto nella relazione in calce all'originale e alla copia dell'atto stesso. Sulla busta non sono apposti segni o indicazioni dai quali possa desumersi il contenuto dell'atto.
(V) Le disposizioni di cui al terzo comma si applicano anche alle comunicazioni effettuate con biglietto di cancelleria ai sensi degli articoli 133 e 136.

I commi terzo, quarto e quinto, sono stati introdotti dal comma 1, dell’art. 174 del T.U. e, come tali, riguardano le modalità di esecuzione delle notificazioni ordinarie.

Il tal senso, il giudice può continuare a prescrivere modalità di notificazione diverse dell’atto, da quella ordinaria, con decreto steso in calce all’atto stesso (art. 151 c.p.c.) e la notificazione resta nulla (art. 160 c.p.c.) quando:

- non sono osservate le disposizioni circa la persona alla quale deve essere consegnata la copia (art. 138 c.p.c.);

- vi è incertezza assoluta sulla persona a cui è fatta o sulla data.

Resta peraltro salva l'applicazione degli articoli 156 e 157 codice citato.

La novella giuridica, invece, introduce nuove modalità di conservazione (che potremmo definire, “blocco” del trattamento-procedimento di notificazione) dell’atto, per la sua successiva notificazione, effettuata con modalità diverse da quelle ordinariamente previste (c.d. in “mani proprie”). In buona sostanza:

- la copia dell’atto, è consegnata o depositata in busta chiusa e sigillata, su cui viene trascritto il numero cronologico della notificazione (che costituisce il “dato identificativo”, idoneo a rendere anonimo il “dato personale” dell’interessato);

- di quanto sopra, ne è dato atto nella relazione, da apporre in calce all’originale e alla copia dell’atto stesso;

- sulla busta, non sono apposti segni o indicazioni dai quali possa desumersi il contenuto dell’atto.

Art. 138 c.p.c. – Notificazione in mani proprie

(I). L'ufficiale giudiziario [può sempre eseguire la notificazione mediante consegna della copia nelle mani proprie del destinatario] esegue la notificazione di regola mediante consegna della copia nelle mani proprie del destinatario, presso la casa di abitazione oppure, se ciò non è possibile, ovunque lo trovi nell'ambito della circoscrizione dell'ufficio giudiziario al quale è addetto.  
[II]. Se il destinatario rifiuta di ricevere la copia, l'ufficiale giudiziario ne dà atto nella relazione, e la notificazione si considera fatta in mani proprie.

La novella giuridica, comporta un evidente cambio di prospettiva, in tema di notificazioni in mani proprie; infatti, mentre nel testo precedente, al notificatore era in certo qual modo riconosciuta la facoltà di effettuare la notifica in mani proprie dell’interessato oggi, tale modalità di consegna dell’atto, diviene la regola: nella casa di abitazione, come in qualsiasi altro luogo questi risulti raggiungibile direttamente dall’atto. Resta comunque impregiudicata, la disposizione secondo la quale il rifiuto dell’atto, da parte del destinatario è da considerare notificazione fatta in mani proprie.

In tal senso, il notificatore curerà di indicare in calce alla copia e all’originale dell’atto da notificare, tale circostanza, che costituisce atto di fede privilegiata, restituendo quindi il tutto, all’amministrazione pubblica richiedente.

Art. 139 c.p.c. – Notificazione nella residenza o nel domicilio

[I]. Se non avviene nel modo previsto nell'articolo precedente, la notificazione deve essere fatta nel comune di residenza del destinatario, ricercandolo nella casa di abitazione o dove ha l'ufficio o esercita l'industria o il commercio.        
[II]. Se il destinatario non viene trovato in uno di tali luoghi, l'ufficiale giudiziario consegna copia dell'atto a una persona di famiglia o addetta alla casa, all'ufficio o all'azienda, purché non minore di quattordici anni o non palesemente incapace.           
[III]. In mancanza delle persone indicate nel comma precedente, la copia è consegnata al portiere dello stabile dove è l'abitazione, l'ufficio o l'azienda, e, quando anche il portiere manca, a un vicino di casa che accetti di riceverla.
[IV]. Il portiere o il vicino deve sottoscrivere [l'originale] una ricevuta, e l'ufficiale giudiziario dà notizia al destinatario dell'avvenuta notificazione dell'atto, a mezzo di lettera raccomandata.  
[V]. Se il destinatario vive abitualmente a bordo di una nave mercantile, l'atto può essere consegnato al capitano o a chi ne fa le veci.
[VI]. Quando non è noto il comune di residenza, la notificazione si fa nel comune di dimora, e, se anche questa è ignota, nel comune di domicilio, osservate in quanto è possibile le disposizioni precedenti.

La modificazione introdotta dall’art. 174, comma 3 del T.U., riguarda il solo comma quarto, dell’art. 139 c.p.c., dappoco riprodotto, ed attiene alla sottoscrizione della ricevuta di notifica (anziché dell’originale, come nel testo precedente), da parte del portiere o del vicino che decidono di ricevere il plico sigillato.

In buona sostanza, le modalità di notificazione di copia dell’originale dell’atto, nel luogo di residenza o di domicilio del destinatario, restano sostanzialmente immutate :

- il notificatore, dopo avere verificato (quindi, avere consultato idonea “banca dati”) che il destinatario dell’atto, abbia la residenza nel comune appartenente alla sua circoscrizione territoriale, provvede a farne ricerca, sia nel luogo di abitazione, come nel luogo ove questi ha l’ufficio o esercita l’industria o il commercio;

- se il destinatario dell’atto non viene trovato, a seguito degli adempimenti prescritti dai commi 3 e seguenti dell’art. 137 c.p.c., copia dello stesso, in via prioritaria può essere consegnata ad una delle seguenti persone, quando ritenute capaci o comunque, avendo esse compiuto almeno quattordici anni di età:

° persona di famiglia;

° addetta alla casa, all’ufficio o all’azienda ([13]).

- qualora l’atto non possa essere consegnato ad una delle predette persone, in quanto mancanti ([14]), la copia dell’atto è consegnata al portiere dello stabile dove è l’abitazione, l’ufficio o l’azienda;

- quand’anche manchi il portiere, l’atto può essere consegnato al vicino, se consenziente. Ora, è del tutto evidente, che l’eventuale sottoscrizione dell’atto originale (come avveniva, precedentemente), da parte del portiere, come del vicino, avrebbe continuato a dare luogo, se non ad una “comunicazione” dei dati personali dell’interessato, alla diffusione di questi ultimi, per presa visione dei sottoscrittori dell’atto. Pare altresì del tutto evidente, che la sottoscrizione della ricevuta, continua a non essere prevista, quando l’atto stesso è consegnato ad un familiare o all’addetto alla casa.

Peraltro, laddove uno dei soggetti indicati nel comma 2, dell’art. 139 c.p.c. (…persona di famiglia o addetta alla casa, all'ufficio o all'azienda…) è stato utilmente rintracciato, il notificatore, in caso d’accettazione ([15]) da parte del primo, è tenuto alla mera consegna di copia dell’atto; il che, è lo stesso che dire, che la consegna del plico sigillato, con dichiarazione del pubblico ufficiale in calce all’originale dell’documento da notificare, costituisce atto di fede privilegiata e che, come tale, non necessita di alcuna sottoscrizione da parte della persona che è divenuta il depositario dell’atto stesso, ma non del suo contenuto (ch’è poi quello, che qui si vuole evitare).

Al comma 6 dell’articolo in commento, sono previste le diverse modalità di notificazione dell’atto, quando risulta sconosciuto il luogo di residenza del destinatario. Del resto, «ai fini della determinazione del luogo di residenza o dimora della persona destinataria della notificazione, rileva esclusivamente il luogo ove essa dimora di fatto in modo abituale, rivestendo le risultanze anagrafiche mero valore presuntivo circa il luogo di residenza e potendo essere superate, in quanto tali, da una prova contraria, desumibile da qualsiasi fonte di convincimento, affidata all'apprezzamento del giudice di merito. In particolare, la prevalenza, sulle risultanze anagrafiche, della dichiarazione e del comportamento del consegnatario della copia dell'atto comporta a carico del destinatario l'onere della prova - non desumibile dalla certificazione anagrafica della sua residenza in luogo diverso da quello in cui è avvenuta la consegna - dell'inesistenza del suo rapporto di convivenza (attestato dal pubblico ufficiale notificante) con il consegnatario (Cass. Civ., Sez. III, 25 luglio 2003, n. 11562).

Dunque, in via prioritaria, la notificazione avviene presso il luogo di residenza ovvero, di dimora abituale (art. 43, comma secondo, c.c.); se questa è sconosciuta, nel luogo di dimora semplice e se, anche questa è sconosciuta, nel luogo di domicilio ovvero, nel luogo in cui la persona ha stabilito la sede principale dei suoi affari (art. 43, comma primo, c.c.): il che, significa, nel luogo in cui, a seguito di indagine, risulta probabile e dimostrabile, la presenza della persona.

In tal senso, se a seguito di dette indagini la persona risulta irreperibile ovvero, taluna delle persone suddette, rifiuta di ricevere l’atto, la notificazione avviene con le modalità stabilite dall’art. 140 del codice di procedura civile, così come modificato dal comma 4, dell’art. 174 del testo unico.

Art. 140 c.p.c. - Irreperibilità o rifiuto di ricevere la copia.

[I]. Se non è possibile eseguire la consegna per irreperibilità o per incapacità o rifiuto delle persone indicate nell'articolo precedente, l'ufficiale giudiziario deposita la copia nella casa del comune dove la notificazione deve eseguirsi, affigge avviso del deposito in busta chiusa e sigillata alla porta dell'abitazione o dell'ufficio o dell'azienda del destinatario, e gliene dà notizia per raccomandata con avviso di ricevimento .

Anche in questo caso, l’art. 140 non ha subito modificazioni sostanziali, se non nella parte relativa allo “avviso di deposito” (con le notizie previste dall’art. 48 delle Disp. Att.) che, da “pubblico”, come nel testo precedente, diviene ora, riservato, mediante il suo inserimento in busta chiusa e sigillata.

L’articolo seguente (il 141, relativo alla notificazione presso il domiciliatario), resta impregiudicato dagli effetti del T.U., e questo, molto probabilmente, in ragione dello stretto rapporto fiduciario intercorrente tra destinatario dell’atto e domiciliatario di quest’ultimo; tant’è, che lo stesso comma terzo, dell’articolo da ultimo citato, equipara gli effetti della notificazione presso il domiciliatario, a quella eseguita in mani proprie del suo destinatario.

L’art. 142 del codice di procedura civile, subisce la sostituzione integrale dei primi due commi e la modificazione del terzo, sino alla odierna formulazione della disposizione che regolamenta le modalità di notificazione degli atti alla persona che, in buona sostanza, vive, abitualmente e per affari, all’estero.

Art. 142 c.p.c. - Notificazione a persona non residente, nè dimorante, nè domiciliata nella Repubblica

[I). Salvo quanto disposto nel secondo comma, se il destinatario non ha residenza, dimora o domicilio nello Stato e non vi ha eletto domicilio o costituito un procuratore a norma dell’art. 77, l’atto è notificato mediante spedizione al destinatario per mezzo della posta con raccomandata e mediante consegna di altra copia al pubblico ministero che ne cura la trasmissione al Ministero degli Affari Esteri per la consegna alla quale la persona è diretta.
[(II).Una terza copia è consegnata al pubblico ministero, che ne cura la trasmissione al ministero degli affari esteri per la consegna alla persona alla quale è diretta].      
[III). Le disposizioni di cui [ai commi precedenti] al primo comma si applic
ano soltanto nei casi in cui risulta impossibile eseguire la notificazione in uno dei modi consentiti dalle convenzioni internazionali e dagli articoli 30 e 75 del decreto del Presidente della Repubblica 5 gennaio 1967, n. 200.

Qualora, invece, il recapito della persona resta sconosciuto, in Italia, come all’estero, si applicano le disposizioni speciali, previste dall’art. 143 del predetto codice.

Art. 143 c.p.c. - Notificazione a persona di residenza, dimora o domicilio sconosciuti

[I]. Se non sono conosciuti la residenza, la dimora e il domicilio del destinatario e non vi è il procuratore previsto nell'articolo, l'ufficiale giudiziario esegue la notificazione mediante deposito di copia dell'atto nella casa comunale dell'ultima residenza o, se questa è ignota, in quella del luogo di nascita del destinatario, [e mediante affissione di altra copia nell'albo dell'ufficio giudiziario davanti al quale si procede].
[II]. Se non sono noti nè il luogo dell'ultima residenza nè quello di nascita, l'ufficiale giudiziario consegna una copia dell'atto al pubblico ministero.      
[III]. Nei casi previsti nel presente articolo e nei primi due commi dell'articolo precedente, la notificazione si ha per eseguita nel ventesimo giorno successivo a quello in cui sono compiute le formalità prescritte.

Gli artt. 144, 145, 146, 147, 148, 149 e 150, recano, rispettivamente, norme in materia di:

- notificazioni alle amministrazioni dello Stato;

- notificazioni alle persone giuridiche;

- notificazioni ai militari in attività di servizio;

- tempo delle notificazioni;

- modalità di redazione della relazione di notificazione;

- notificazioni a mezzo del servizio postale;

- notificazioni per pubblici proclami.

Tenuto conto del fatto che il t.u. di cui si discute non produce alcuna modificazione alle predette disposizioni, risentendo comunque dei principi che questo t.u. introduce nell’ordinamento giuridico, giova adesso soffermarsi sull’art. 151 dello stesso codice di procedura civile, relativa alle forme di notificazioni ordinate dal giudice.

Art. 151 c.p.c. - Forme di notificazione ordinate dal giudice.

[I]. Il giudice può prescrivere, anche d'ufficio, con decreto steso in calce all'atto, che la notificazione sia eseguita in modo diverso da quello stabilito dalla legge, e anche per mezzo di telegramma collazionato con avviso di ricevimento quando lo consigliano circostanze particolari o esigenze di maggiore celerità, di riservatezza o di tutela della dignità.

Dunque, ad un principio afferente l’economia del procedimento, se ne associa altro, di diversa e più attuale natura filosofica e sensibilità giuridica, inerente, per l’appunto, la tutela della riservatezza e della dignità della persona, nei termini già precedentemente detti.

Altre modificazioni che riguardano il codice di procedura civile, riguardano gli artt. 250, 490 e 570. Tali precetti, riguardano specifiche modalità di notificazione di atti ai testimoni, la pubblicità degli avvisi, gli avvisi di vendita che, per loro natura, riguardano in modo più che specifico, l’attività dell’ufficiale giudiziario.

Modificazioni rilevanti — con ovvio riferimento, alla attività di polizia locale — sono quelle introdotte dal comma 11 dell’art. 174 del t.u. n. 196, all’art. 14 della legge n. 689 del 1981, il cui testo vigente risulta il seguente:

Art. 14 L. 689/81 - Contestazione e notificazione.

[I). La violazione, quando è possibile, deve essere contestata immediatamente tanto al trasgressore quanto alla persona che sia obbligata in solido al pagamento della somma dovuta per la violazione stessa.
[II]. Se non è avvenuta la contestazione immediata per tutte o per alcune delle persone indicate nel comma precedente, gli estremi della violazione debbono essere notificati agli interessati residenti nel territorio della Repubblica entro il termine di novanta giorni e a quelli residenti all'estero entro il termine di trecentosessanta giorni dall'accertamento.          
[III]. Quando gli atti relativi alla violazione sono trasmessi all'autorità competente con provvedimento dell'autorità giudiziaria, i termini di cui al comma precedente decorrono dalla data della ricezione.
[IV]. Per la forma della contestazione immediata o della notificazione si applicano le disposizioni previste dalle leggi vigenti. In ogni caso la notificazione può essere effettuata, con le modalità previste dal codice di procedura civile, anche da un funzionario dell'amministrazione che ha accertato la violazione. Quando la notificazione non può essere eseguita in mani proprie del destinatario, si osservano le disposizioni previste dall’art. 137, terzo comma, del medesimo codice.           
[V]. Per i residenti all'estero, qualora la residenza, la dimora o il domicilio non siano noti, la notifica non è obbligatoria e resta salva la facoltà del pagamento in misura ridotta sino alla scadenza del termine previsto nel secondo comma dell'articolo 22 per il giudizio di opposizione.
[VI]. L'obbligazione di pagare la somma dovuta per la violazione si estingue per la persona nei cui confronti è stata omessa la notificazione nel termine prescritto.

In buona sostanza, di conferma, ma si rafforza, il richiamo alle disposizioni generali e speciali in tema di notificazioni, già espresse, dal comma 4, dell’art. 14 dappoco citato.

Il richiamo alla disposizione particolare contenuta nell’art. 137 del più volte citato codice di procedura civile, si estende anche alle norme in materia di documentazione amministrativa, di cui all’art. 15-bis, del d.P.R. 445/2000. Infatti, secondo tale nuova disposizione di legge, «alla notificazione di atti e documenti da parte degli organi delle pubbliche amministrazioni a soggetti diversi dagli interessati o da persone da essi delegate, nonché a comunicazioni ed avvisi circa il relativo contenuto, si applicano le disposizioni contenute nell’art. 137, terzo comma, del codice di procedura civile. Nei biglietti e negli inviti di presentazione sono indicate le informazioni strettamente necessarie a tal fine».

A prescindere poi, dalle modificazioni apportate al Titolo V, del Libro II, del nuovo codice di procedura penale (per l’appunto, rubricato, notificazioni) che per ragioni di conformità al titolo del tema trattato, esula da questa specifica analisi amministrativistica, giungiamo a concludere l’argomento, con riferimento alle modificazioni apportate alla legge 20 novembre 1982, n. 890, recante «Notificazioni di atti a mezzo posta e di comunicazioni a mezzo posta connesse con la notificazione di atti giudiziari».

 

Le notificazioni di atti a mezzo del servizio postale

 

Abbiamo inteso e voluto dedicare la parte finale di questa dispensa, alle notificazioni di atti a mezzo del servizio postale, di cui alla legge n. 890 citata, posta la sua indubbia evidenza, nella notificazione degli estremi delle violazioni agli illeciti amministrativi, in generale e, alle violazioni al nuovo codice della strada, in particolare.

Indubbiamente, il servizio postale di notificazione di atti amministrativi, garantisce maggiore speditezza nell’inoltro degli atti stessi, per quanto, a fronte di una maggiore speditezza nella notificazione, non poche volte, sorgono dubbi sulla legittimità — se non sulla liceità — della notificazione degli atti.

Tutto ciò premesso, è opportuno ricordare, che per la notificazione di atti a mezzo del servizio postale, oltre che l’ufficiale giudiziario, può avvalersi ogni pubblica amministrazione, dunque, anche il comune (art. 12, L. 890/82, sost. art. 10 L. 265/99).

In tal senso ed in analogia a quanto previsto da particolari disposizioni della legge n. 890 citata, le buste utilizzate per la notificazione di atti amministrativi a mezzo del servizio postale, devono risultare compatibili con le disposizioni contenute nell’art. 2 che, in ragione dei principi introdotti dal t.u. n. 196/2003, risulta così modificato:

Art. 2 L 890/82 - Gli ufficiali giudiziari, per la notificazione degli atti a mezzo del servizio postale e per le comunicazioni a mezzo di lettera raccomandata connesse con la notificazione di atti giudiziari, fanno uso di speciali buste e moduli, per avvisi di ricevimento, entrambi di colore verde, di cui debbono fornirsi a propria cura e spese, conformi al modello prestabilito dall'Amministrazione postale. Sulle buste non sono apposti segni o indicazioni dai quali possa desumersi il contenuto dell’atto.

Se per la realizzazione di stampati e buste inerenti le notificazioni di atti amministrativi, a mezzo messi comunale ovvero, personale dipendente del comune, ogni ente è tenuto a depositare un modello conforme alle specifiche contenute nel codice sulla privacy, l’eventuale utilizzazione del servizio delle Poste Italiane, deve avvenire sulla base di moduli conformi al modello depositato da questa amministrazione; questi, per quanto pseudo-anonimi, solo in ragione del colore della busta ma del minimo di indicazioni esterne. doverosamente rilevabili (mittente, cronologico, ecc.), farà presupporre, per quanto in modo assai generico, non tanto il contenuto dell’atto ma, la materia dell’atto (giudiziario o amministrativo) ([16]).

Anche l’art. 8 della legge n. 890 citata, risente delle modificazioni apportate dal codice sulla privacy, risultando il nuovo testo, conforme a quello qui riprodotto:

Art. 8. L. 890/82 - Se il destinatario o le persone alle quali può farsi la consegna rifiutano di firmare l'avviso di ricevimento, pur ricevendo il piego, ovvero se il destinatario rifiuta il piego stesso o di firmare il registro di consegna, il che equivale a rifiuto del piego, l'agente postale ne fa menzione sull'avviso di ricevimento indicando, se si tratti di persona diversa dal destinatario, il nome ed il cognome della persona che rifiuta di firmare nonché la sua qualità; appone, quindi, la data e la propria firma sull'avviso di ricevimento che è subito restituito al mittente in raccomandazione, unitamente al piego nel caso di rifiuto del destinatario di riceverlo. La notificazione si ha per eseguita alla data suddetta.          
Se le persone abilitate a ricevere il piego, in luogo del destinatario, rifiutano di riceverlo o di firmare il registro di consegna, ovvero se l'agente postale non può recapitarlo per temporanea assenza del destinatario o per mancanza, inidoneità o assenza delle persone sopra menzionate, il piego è depositato subito nell'ufficio postale. L'agente postale rilascia avviso, in busta chiusa, del deposito al destinatario mediante affissione alla porta d'ingresso oppure mediante immissione nella cassetta della corrispondenza dell'abitazione, dell'ufficio o dell'azienda. Di tutte le formalità eseguite e del deposito nonché dei motivi che li hanno determinati è fatta menzione sull'avviso di ricevimento che, datato e sottoscritto dall'agente postale, è unito al piego.           
Trascorsi dieci giorni dalla data in cui il piego è stato depositato nell'ufficio postale senza che il destinatario o un suo incaricato ne abbia curato il ritiro, il piego stesso è datato e sottoscritto dall'impiegato postale e subito restituito in raccomandazione, unitamente all'avviso di ricevimento, al mittente con l'indicazione "non ritirato".        
La notificazione si ha per eseguita decorsi dieci giorni dalla data del deposito. 
Nel caso, invece, che durante la permanenza del piego presso l'ufficio postale il destinatario o un suo incaricato ne curi il ritiro, l'impiegato postale lo dichiara sull'avviso di ricevimento che, datato e firmato dal destinatario o dal suo incaricato, è subito spedito al mittente, in raccomandazione.
La notificazione si ha per eseguita alla data del ritiro del piego.
Qualora la data delle eseguite formalità manchi sull'avviso di ricevimento o sia, comunque, incerta, la notificazione si ha per eseguita alla data risultante dal bollo di spedizione dell'avviso stesso.

In analogia con quanto già previsto dal codice di procedura civile, il rifiuto del piego o la mancata sottoscrizione dell’avviso, da parte del destinatario, vale come notificazione eseguita; allo stesso modo, quando una delle persone idonee a ricevere il piego, ancorché diverse da quella del destinatario, ricevendolo, rifiutano di sottoscrivere l’avvio di ricevimento.

Ma quando taluna delle predette persone (diverse dal destinatario) rifiuta di ricevere il piego ovvero, quando il destinatario stesso risulta irreperibile, il piego stesso è depositato presso l’ufficio postale, al fine di poter essere eventualmente e successivamente ritirato. In tal senso, l’ufficiale postale cura di lasciare avviso di deposito, in busta chiusa e sigillata, sulla porta di ingresso del luogo di notificazione o nella cassetta postale e, contestualmente, ne dà atto sull’avviso di ricevimento. A questo punto, l’atto è da ritenere notificato:

- decorsi inutilmente dieci giorni dall’avvenuto deposito;

- dalla data di ritiro del piego, entro i dieci giorni di giacenza;

- dalla data risultante dal bollo di spedizione dell’avviso stesso, quando la data relativa alle predette formalità è incerta o manchi.

Questo, ovviamente, con stretto riferimento al contenuto normativo dell’art. 8, della legge n. 890 citata.

Peraltro, con sentenza n. 346 del 23 settembre 1998 della Corte Costituzionale, è stata dichiarata l’illegittimità costituzionale dei commi secondo e terzo dell’articolo dappoco citato, quando non risulta previsto che:

- in caso di irreperibilità del destinatario dell’atto ovvero, in caso di rifiuto a ricevere l’atto da parte dei uno dei soggetti abilitati al ritiro, ma diversi dal destinatario, non sia inviato avviso, a mezzo raccomandata A.R. al destinatario dell’atto stesso, in analogia con quanto previsto dall’art. 140 c.c.;

- per la medesima situazione “patologica”, l’atto resti a disposizione del destinatario per un tempo congruo ([17]), per il successivo ritiro, anziché essere inviato dopo dieci giorni dal suo deposito nell’ufficio postale, all’ufficio che abbia fatto richiesta di notificazione.

Vale altresì la pena di evidenziare, che a seguito della sentenza della Corte Costituzionale 26 novembre 2002, n. 477:

- la notifica si perfeziona per il notificante nel momento in cui l'atto viene depositato presso l'ufficio postale;

- per il destinatario dell'atto nel momento in cui questi ritira l'atto ovvero, ai sensi dell'art.8 della legge n.890/82, dopo il decimo giorno dalla data di deposito presso l'ufficio postale.

 

                                                                                                Giovanni Fontana

 


[1] Per mera completezza espositiva, si ricorda, infatti, che l’art. 174 del codice, ai commi 13 ss., ha modificato gli artt. 148 e 157 del c.p.p. e l’art. 80 delle relative disposizioni di attuazione.

[2] Piu’ correttamente, si deve parlare di riunificazione in un Testo Unico delle leggi delega 24 marzo 2001, n. 127 e 31 dicembre 1997, n. 676, di recepimento delle disposizioni già previste dalla legge 31 dicembre 1996, n. 675 e relativo coordinamento con la normativa comunitaria di cui alle direttive nn. 95/46/CE, 2002/58/CE e secondo le previsioni di cui all’art. 26 della legge 3 febbraio 2003, n. 14 (legge comunitaria 2002).

[3] Settore questo, certamente non nuovo, per la P.A., dal momento che già con la legge 7 agosto 1990, n. 241, sulla trasparenza dell’attività amministrativa, sono state gettate le basi e, per certi versi, generati i conflitti normativi tra diritto a conoscere (espressione del diritto all’informazione di cui all’art. 21 Cost.), diritto alla riservatezza (quale espressione del diritto della personalità, di cui all’art. 2 Cost.) ed espressione del più ampio e generalizzato principio di imparzialità e di buon andamento della azione amministrativa (art. 97 Cost.). Dunque, all’ormai “tradizionale” diritto alla privacy ed alla riservatezza, se ne affianca altro, che, per l’appunto è quello alla protezione dei dati personali.

[4] Ma con il codice, si giunge anche all’adeguamento dell’ordinamento interno, a quello comunitario di cui alla Dir. 1995/46/CE – in gran parte, già recepita con l. 675/96 – e a quella più recente relativa al trattamento dei dati personali e alla tutela della vita privata nel settore delle comunicazioni elettroniche (Dir. 2002/58/CE).

[5] Cfr. S. Nuccio – M. Rossi, Il codice della “privacy”: nuove regole per le pubbliche amministrazioni, in Nuova Rassegna, NOCCIOLI EDITORE FIRENZE, N. 1/2004, pag. 74.

[6] Qui si ricorda la libertà personale, la libertà e la segretezza della corrispondenza, il diritto alla libera circolazione, il diritto di riunione e di associazione, la libertà di credo religioso, la libertà di pensiero, il diritto alla cittadinanza e al nome, il diritto alla tutela giudiziaria, quali diritti fondamentali stabiliti dalla Costituzione (artt. 13 ss. Cost.).

[7] Questo metodo di “incasellamento” delle definizioni normative nei primi articoli della legge (un tempo, relegate invece, all’esiguo spazio, in fatto e in diritto, che poteva eventualmente fornire il regolamento), allinea l’Italia allo stile legislativo degli altri Paesi della comunità ed offre maggiore certezza giuridica all’interpretazione della legge.

[8] Per quanto, più ci pensiamo, più siamo propensi a ritenere che questo dovere (più che di obbligo, qui si parla) di custodia, venga meno nel momento in cui l’atto da notificare, è comunque rinotificabile, allorché l’amministrazione richiedente, per qualsivoglia causa, non abbia potuto ricevere copia notificata dell’originale. Del resto, nel trattenere copia di quell’atto, l’ufficio del notificatore, dovrà comunque dimostrare in concreto, la necessità e l’essenzialità di trattenere presso di lui il documento cartaceo nel quale sono contenuti i dati sensibili o giudiziari che, ad ogni buon conto, potranno o dovranno essere trasformati in dati anonimi o di diversa natura.

[9] Ma, non solo, tanto che con d.M. 6 agosto 2003, è stato aggiornato il precedente d.M. 14 marzo 2000, mediante il quale è stata prevista la tariffa per le notificazioni degli atti delle pubbliche amministrazioni, nella misura di euro 5,56, oltre le spese di spedizione a mezzo posta raccomandata A.R., secondo le tariffe vigenti e nelle ipotesi previste dall’art. 140 c.p.c.

[10] Ratifica ed esecuzione della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, firmata a Roma il 4 novembre 1950 e del Protocollo addizionale alla Convenzione stessa, firmato a Parigi il 20 marzo 1952.

[11] Aa.Vv., L’accesso ai documenti amministrativi, GIUFFRE EDITORE MILANO, II. ED., pagg. 420 ss.

[12] Le disposizioni qui segnalate ed inerenti il procedimento penale, sono citate per mera completezza di esposizione

[13] Persone queste, che pur non legate da un rapporto stabile di convivenza con il destinatario dell’atto dunque, non necessariamente i membri del nucleo familiare, in senso stretto risultano comunque a lui legate da vincoli di stretta confidenza, idonee questi ad accettare e, dunque a ricevere l’atto, sia nel luogo di sua abitazione, come in quello dove esercita l’industria o il commercio e senza che per esse sia richiesta la condizione di essere addette alla casa oppure all’ufficio od all’azienda, come per le persone estranee alla famiglia (Cass. Civ. Sez. I, 8 marzo 1981, n. 4991).

[14] In tal caso e prima di procedere all’ulteriore fase di tentativo di consegna dell’atto al portiere dello stabile, il notificatore è tenuto a fare menzione delle ricerche effettuate delle altre persone abilitate a ricevere l’atto, in assenza del destinatario (Cass. Civ., Sez. lav., 10 giugno 1999, n. 5706; Cass. Civ., Sez. I, 11 maggio 1998, n. 4739). Ne consegue anche, almeno per chi scrive, che la notificazione dell’atto al portiere non può avere luogo, quando taluna delle persone indicate al comma secondo, dell’art. 139 c.p.c., ancorché rintracciata, abbia rifiutato di ritirare l’atto, senza che da ciò ne consegua l’avvenuta notificazione dell’atto stesso.

[15] Del resto, il rifiuto a ricevere l’atto da parte di una di queste persone, comporta la necessità di eseguire le formalità prescritte dall’art. 140 c.p.c. (Cass. Civ. Sez. Un. 26 giugno 2002, n. 9325).

[16] Certamente, non saranno da ritenere compatibili al contenuto della norma, diciture quali “servizio di notificazione di violazioni al codice della strada” o simili.

[17] Sempre con riferimento all’art. 140 c.p.c., costante giurisprudenza ha stabilito che la notificazione per irreperibilità del destinatario ovvero per rifiuto del ritiro, da parte di uno dei soggetti abilitati, si perfeziona con:

- l’affissione dell’avviso nella casa di abitazione o nell’ufficio del destinatario;

- il deposito dell’atto nella casa comunale (qui, presso l’ufficio postale);

- l’invio della raccomandata A.R.;

mentre resta irrilevante l'effettiva consegna della raccomandata al destinatario ovvero l'allegazione dell'avviso di ricevimento sottoscritto dallo stesso o da altra persona legittimata.