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Il potere
di accertamento è limitato alle violazioni in materia di sosta
Gli ausiliari del traffico non possono multare i motorini sui marciapiedi
(Cassazione 7336/05)
La
Cassazione fissa un
limite alla competenza dei c.d. ausiliari del traffico,e cioè i dipendenti delle
società di gestione dei parcheggi. Questi non possono multare i ciclomotori
parcheggiati sui marciapiedi, in quanto tale violazione esula dai loro poteri di
accertamento, limitato ai divieti di sosta. Lo ha stabilito la Prima Sezione
Civile della Corte di Cassazione, precisando che "il
personale dipendente dalla società di gestione dei parcheggi ha possibilità di
accertare violazioni relative alla sosta o alla fermata anche nelle aree
immediatamente limitrofe alle aree concesse solo a condizione che queste
costituiscono lo spazio minimo indispensabile per compiere le manovre necessarie
a garantire la concreta fruizione del parcheggio in concessione".
Secondo la Suprema Corte il potere di accertamento delle infrazioni
in questione da parte del personale dipendente delle società di gestione dei
parcheggi richiede:
a) che l'area destinata alla sosta sia stata data in concessione dal comune alla
società secondo le modalità prescritte dal Codice della Strada;
b) che i dipendenti della società titolare del potere di accertamento
dell'infrazione siano stati designati con tali modalità; pertanto, il potere
degli ausiliari del traffico "deve ritenersi limitato all'accertamento delle
sole violazioni in materia di sosta che interessano l'area oggetto della
concessione", con esclusione del marciapiede, il quale, non essendo una zona
destinata alla sosta ed alla circolazione, "anche se limitrofo all'area oggetto
della concessione, non può costituire una superficie utilizzabile per compiere
le manovre indispensabili a garantire la fruizione del parcheggio".
Il testo della sentenza.
Suprema Corte di Cassazione, Sezione Prima Civile, sentenza n. 7336/2005
(Presidente: A. Criscuolo; Relatore: L. Salvato)
CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE
SEZIONE PRIMA CIVILE
SENTENZA
Svolgimento del processoP.P. proponeva opposizione innanzi al Giudice di Pace di
Firenze avverso il verbale di accertamento della violazione dell'articolo 158
del Codice dellaStrada [1], redatto a suo carico dal personale della "società
Firenze parcheggi" (infra, Società), per avere egli parcheggiato il proprio
ciclomotore su un marciapiede sito in Via Benedetto Varchi, in Firenze.
Il ricorrente deduceva la nullità del verbale, in quanto l'infrazione contestata
non avrebbe potuto essere accertata dai dipendenti della succitata società.
Il Comune di Firenze contestava la fondatezza dell'opposizione e ne chiedeva il
rigetto.
Il Giudice di Pace di Firenze, con sentenza dell'8/15 gennaio 2001, rigettava
l'opposizione, dichiarando compensate tra le parti le spese del giudizio.
Per la cassazione di questa sentenza ha proposto ricorso P.P., affidato a due
motivi, illustrati con memoria depositata ex articolo 378 c.p.c.; ha resistito
con controricorso il Comune di Firenze, in persona del direttore del corpo di
polizia municipale, che ha poi depositato, ex articolo 372, comma 2, c.p.c.,
atto di ratifica del Sindaco pro - tempore, con autorizzazione della delibera di
Giunta municipale e designazione di un nuovo difensore, in sostituzione di uno
dei due inizialmente designati.
Motivi della decisione
1.
- Il ricorrente, con due motivi, trattati contestualmente, denuncia "violazione
e falsa applicazione degli articoli 17 comma 132, legge 127/97, dell'articolo 68
della legge 488/99 e dell'articolo 158 c.d.s.", nonché "omessa insufficiente e
contraddittoria motivazione sopra un punto decisivo della controversia".
P.P. sostiene che l'articolo 17, comma 132, legge 127/97, stabilisce che "i
comuni possono, con provvedimento del sindaco, conferire funzioni di prevenzione
e accertamento delle violazioni in materia di sosta a dipendenti comunali o
delle società di gestione dei parcheggi, limitatamente alle aree oggetto di
concessione", mentre l'articolo 68, comma 3, legge 488/99 ha disposto che "al
personale di cui al comma 132 ... dell'articolo 17 della legge 127/97, può
essere conferita anche la competenza a disporre la rimozione dei veicoli, nei
casi previsti, rispettivamente, dalle lettere b) e c) e dalla lettera d) del
comma 2 dell'articolo 158 del D.Lgs 285/92".
A suo avviso, il Giudice di Pace ha erroneamente applicato queste norme al caso
di specie, poiché il ciclomotore era stato parcheggiato su di un marciapiede e
non nell'area oggetto della concessione comunale. Inoltre, la contestazione non
riguardava la violazione della segnaletica a terra indicante l'area riservata
alla sosta, né i tempi della sosta, ed il motoveicolo neppure impediva l'accesso
o l'uscita da queste aree, sicchè l'infrazione non avrebbe potuto essere
accertata dal personale dipendente della Società.
Secondo il ricorrente, la sentenza impugnata avrebbe erroneamente rigettato
l'opposizione, ritenendo che la circolare del ministero dell'Interno
300/26467/120/26 abbia legittimamente esteso il potere di accertamento, della
violazione anche alle aree immediatamente limitrofe a quella oggetto della
concessione e che il sindaco di Firenze, con ordinanza del 22 febbraio 2000,
legittimamente abbia attribuito al personale dipendente della Società il potere
di accertare la violazione prevista dall'articolo 158, lett.h), D.Lgs 285/92,
che appunto sanziona la sosta sui marciapiedi.
Il P. sostiene che i succitati atti non possono modificare la legge e, in ogni
caso, non può essere considerata "area limitrofa" a quella oggetto della
concessione il marciapiede anche perché, come ammette il Comune di Firenze,
l'estensione del potere di accertamento delle infrazioni anche a queste aree è
stata giustificata dalla necessità di potere "compiere tutte le manovre utili
alla concreta fruizione del parcheggio in concessione", con la conseguenza che
il marciapiede non può certo essere ritenuta zona utilizzabile a questo scopo.
Pertanto, l'opposizione avrebbe dovuto essere accolta, in quanto l'accertamento
dell'infrazione deve ritenersi illegittimo, perché effettuato da personale non
abilitato.
2. - I due motivi, da esaminare congiuntamente, in quanto giuridicamente
e logicamente connessi, sono fondati e devono essere accolti.
In linea preliminare, va osservato che, in riferimento al comune di Firenze, il
deposito degli atti indicati in narrativa da parte del sindaco pro - tempore, ed
anche della delibera della G.m. di autorizzazione alla proposizione del
controricorso, permettono di ritenere ininfluente la questione, altrimenti da
esaminare, dell'ammissibilità del conferimento della procura alle liti da parte
di un dirigente comunale, quindi rituale la difesa svolta dal controricorrente
delle cui argomentazioni il collegio ha tenuto conto.
Nel merito, va osservato che l'articolo 17, comma 132, legge 127/97, ha
stabilito che "i comuni possono, con provvedimento del sindaco, conferire
funzioni di prevenzione e accertamento delle violazioni in materia di sosta a
dipendenti comunali o delle società di gestione dei parcheggi, limitatamente
alle aree oggetto di concessione".
L'articolo 68, comma 1, legge 488/99, ha successivamente chiarito che "i commi
132 e 133 dell'articolo 17 della legge 127/97, si interpretano nel senso che il
conferimento delle funzioni di prevenzione e accertamento delle violazioni, ivi
previste, comprende, ai sensi del comma 1, lettera e), dell'articolo 12 del
D.Lgs 285/92, e successive modificazioni, i poteri di contestazione immediata
nonché di redazione e sottoscrizione del verbale di accertamento con l'efficacia
di cui agli articoli 2699 e 2700 c.c." (comma 1). La norma ha, inoltre,
stabilito che queste funzioni, "con gli effetti di cui all'articolo 2700 c.c.,
sono svolte solo da personale nominativamente designato dal sindaco previo
accertamento dell'assenza di precedenti o pendenze penali, nell'ambito delle
categorie indicate dai medesimi commi 132 e 133 dell'articolo 17 della citata
legge 127/97" (comma 2), disponendo, altresì, che a detto personale "può essere
conferita anche la competenza a disporre la rimozione dei veicoli, nei casi
previsti, rispettivamente, dalle lettere b) e c) e dalla lettera d) del comma 2
dell'articolo 158 del D.Lgs 285/92" (comma 3).
2.1. - Le norme non sono state esaminate da questa Corte in riferimento
alla questione qui in esame. Precedenti pronunce hanno infatti avuto ad oggetto
il verbale redatto nell'ambito della competenza puntualmente assegnata
all'ausiliare del traffico (Cassazione, 18150/02), ovvero sono anteriori
all'emanazione dell'articolo 68, ult.cit. (Cassazione, 11949/99, che peraltro
riguardava un caso di mera collaborazione dell'ausiliare con i vigili urbani).
Il legislatore, con le norme sopra richiamate, ha stabilito che determinate
funzioni, obiettivamente pubbliche, possano essere svolte anche da soggetti
privati i quali abbiano una particolare investitura da parte della Pa, in
relazione al servizio svolto, in considerazione "della progressiva rilevanza dei
problemi delle soste e parcheggi" specie nei centri urbani (Corte
costituzionale, ordinanza 157/01). Inoltre, con la norma interpretativa sopra
richiamata (articolo 68, cit.) ha impresso ai verbali redatti dal succitato
personale l'efficacia probatoria di cui agli articoli 2699 e 2700 c.c..
L'articolo 17, comma 132, cit, tenuto conto della rilevanza delle funzioni
conferite a soggetti che, sebbene siano estranei all'apparato della Pa e non
compresi nel novero di quelli ai quali esse sono ordinariamente attribuite
(articolo 12, c.d.s.), sono legittimati all'esercizio di compiti di prevenzione
ed accertamento di violazioni del codice della strada sanzionate in via
amministrativa, deve ritenersi norma di stretta interpretazione. Il legislatore,
evidentemente proprio per queste ragioni, ha quindi avuto cura di puntualizzare
che le funzioni riguardano soltanto le "violazioni in materia di sosta" e
"limitatamente alle aree oggetto di concessione", poiché la loro attribuzione è
apparsa strumentale rispetto allo scopo di garantire la funzionalità dei
parcheggi, che concorre a ridurre, se non ad evitare, il grave problema del
congestionamento della circolazione nei centri abitati. In tal senso, è
significativo che al personale in esame "può essere conferita anche la
competenza a disporre la rimozione dei veicoli", ma esclusivamente nei casi
previsti dall'articolo 158, comma 2, lett. b), c) e d) (articolo 68, comma 3,
cit.), ovvero "dovunque venga impedito di accedere ad un altro veicolo
regolarmente in sosta, oppure lo spostamento dei veicoli in sosta", "in seconda
fila", "negli spazi riservati allo stazionamento e alla fermata" dei veicoli
puntualmente indicati.
Nei succitati casi e, in particolare, per quanto qui interessa, in quello
previsto dall'articolo 158, comma 2, lett. b) c.d.s., la violazione pregiudica
la piena funzionalità del parcheggio e, perciò, giustifica la attribuzione dei
compiti in esame.
2.2. - Delle ragioni e dei chiari e ben definiti limiti entro i quali
sono stati attribuiti i compiti di prevenzione ed accertamento al personale in
questione si è dimostrato consapevole il ministero dell'Interno, che costituisce
l'autorità amministrativa di vertice titolare del potere di coordinamento dei
servizi di polizia stradale da chiunque espletati (articolo 11, comma 3 c.d.s.).
Il Ministero dell'Interno, con due circolari, alle quali può farsi riferimento,
in quanto recano una corretta interpretazione delle norme in esame,
nell'immediatezza dell'emanazione della norma del 1997 ha ritenuto che al
personale dipendente dalle società di gestione dei parcheggi - che è quello solo
che interessa nella presente fattispecie - "è da riconoscersi un ambito
circoscritto di competenza riconducibile essenzialmente all'accertamento delle
violazioni di cui all'articolo 7, comma 15, e all'articolo 157, commi 5,6 e 8,
del codice della strada, commesse in aree comunali, urbane o extraurbane, che
con apposita delibera della giunta comunale sono state specificamente destinate
al parcheggio o alla sosta sulla carreggiata e per la cui fruizione è imposto il
pagamento di una somma di denaro. La loro competenza si estende anche a quelle
aree poste al servizio di quelle a pagamento (su strade, piazze, ecc.),
immediatamente limitrofe a esse e che costituiscono lo spazio minimo
indispensabile e necessario per compiere le manovre che ne consentano in
concreto l'utilizzo da parte degli utenti della strada: solo in tali zone, per
relationem, deve intendersi estesa la facoltà di accertamento di tutte le
violazioni relative alla fermata o alla sosta vietata da apposita segnaletica o
dalle norme del codice della strada" (§1.a della circolare 25 settembre 1997, n.
300/a/26467/110/26).
Il Ministero dell'Interno, successivamente, ha avuto cura di precisare che "il
personale dipendente dalla società di gestione dei parcheggi ha possibilità di
accertare violazioni relative alla sosta o alla fermata anche nelle aree
immediatamente limitrofe alle aree concesse solo a condizione che queste
costituiscono lo spazio minimo indispensabile per compiere le manovre necessarie
a garantire la concreta fruizione del parcheggio in concessione. Solo per queste
situazioni sembra, perciò, potersi prescindere dal rapporto rigoroso che lega il
personale operante all'area in concessione alla società da cui dipendono" (§A
della circolare 17 agosto 1998 n. 300/a/55042/110/26).
2.3. - Nel quadro di queste norme e di questi principi, va affermato che il
potere di accertamento delle infrazioni in esame da parte del personale
dipendente delle società di gestione dei parcheggi richiede: a) che l'area
destinata alla sosta sia stata data in concessione dal comune alla società ex
articolo 7, comma 8, c.d.s.; b) che i dipendenti della società titolare del
potere di accertamento dell'infrazione siano stati designati con le modalità
sopra precisate.
Il potere del succitato personale, nel caso in cui sussistano i suddetti
presupposti, deve ritenersi limitato all'accertamento delle sole violazioni in
materia di sosta che interessano l'area oggetto della concessione (in
particolare delle violazioni dell'articolo 7, comma 15, 157, commi 5, 6 ed 8),
giusta l'espressa previsione dell'articolo 17, comma 132, legge 127/97. La ratio
dell'attribuzione di questi compiti - individuata nell'esigenza di garantire la
piena funzionalità del parcheggio - e, soprattutto, la considerazione che al
personale in questione è stato attribuito anche il potere di rimuovere dei
veicoli che impediscano di accedere ad un altro veicolo regolarmente in sosta,
ovvero di spostare i veicoli in sosta (articolo 68, comma 3, legge 488/99),
permette inoltre di ritenere che la funzione di accertamento comprende anche la
violazione del divieto di sosta nelle aree immediatamente limitrofe a quelle
oggetto della concessione, ma esclusivamente se ed in quanto precludano, nei
termini precisati, la funzionalità del parcheggio. Soltanto in presenza di detti
presupposti del personale in questione ha il potere di accertare l'infrazione,
redigendo un verbale di accertamento dell'infrazione, redigendo un verbale di
accertamento dell'infrazione che fa piena prova, ex articoli 2699 e 2770 c.c.,
fino a querela di falso, con riguardo ai fatti attestati come avvenuti in sua
presenza e conosciuti senza alcun margine di apprezzamento o da lui compiuti,
nonché alla provenienza del documento ed alle dichiarazioni delle parti, e, in
mancanza, il documento non può avere l'efficacia stabilita dell'articolo 68,
comma 2, legge 488/99 e fondare ex se l'irrogazione della sanzione
amministrativa.
Il Sindaco è titolare del potere di conferire ai dipendenti della società di
gestione del parcheggio le funzioni di prevenzione ed accertamento delle
violazioni in materia di sosta entro i limiti spaziali così identificati, e cioè
con esclusivo riferimento all'area oggetto della concessione, comprendendo
queste funzioni l'area a questa limitrofa, purchè sussistano le condizioni sopra
indicate. Pertanto, il provvedimento che attribuisca le funzioni in esame al di
fuori ed oltre detti limiti deve ritenersi in contrasto con le succitate norme
e, perciò, illegittimo e suscettibile di disapplicazione.
Le norme esaminate impongono, quindi, di affermare che, poiché, ai sensi
dell'articolo 3, comma 1, n.33 c.d.s., il "marciapiede" è quella "parte della
strada esterna alla carreggiata, rialzata o altrimenti delimitata e protetta,
destinata ai pedoni", in relazione alla quale sono vietate la fermata e la
sosta, "salvo diversa segnalazione" (articolo 158, comma 1, lettera h), c.d.s.),
la violazione del divieto di sosta sul marciapiede può essere accertata dal
personale in esame, con un atto avente la natura e gli effetti si cui
all'articolo 68, cit., esclusivamente nel caso in cui sussista la deroga al
divieto o il marciapiede sia eventualmente compreso nell'area oggetto della
concessione (nel senso che fa parte della superficie oggetto della concessione),
ovvero allo stesso, eccezionalmente, possano accedere i veicoli. Se ciò non
accada, il marciapiede non è, infatti, una zona destinata alla sosta ed alla
circolazione, con la conseguenza che, anche se limitrofo all'area oggetto della
concessione, non può costituire una superficie utilizzabile per compiere le
manovre indispensabili a garantire la fruizione del parcheggio.
2.4. - La sentenza impugnata non ha correttamente applicato questi
principi.
Il Giudice di Pace, interpretando inesattamente le norme sopra richiamate, ma
anche la circolare ministeriale sopra indicata, ha infatti ritenuto che il
potere di accertamento sia esteso alla violazione del divieto di sosta sui
marciapiedi, "in quanto deve essere in esse consentito il compimento di tutte le
manovre utili alla concreta fruizione dei parcheggi in concessione", ritenendo,
erroneamente, che il sindaco possa legittimamente estendere i compiti di
prevenzione ed accertamento oltre i limiti precisati. Ed invece, egli avrebbe
dovuto accertare, in concreto se, in riferimento al marciapiede, sussistesse o
meno la deroga dell'articolo 158, comma 1, lettera h) c.d.s., nei termini sopra
precisati, ovvero, in presenza di questa deroga, fosse compreso nella superficie
oggetto della concessione, costituendo queste condizioni imprescindibili per la
legittimità dell'accertamento, poiché, diversamente, non essendo il marciapiede
destinato alla sosta, e neppure alla circolazione, la violazione del divieto di
sosta che li concerne non può essere accertata dal personale in questione,
mediante la redazione di un verbale che ha l'efficacia di cui all'articolo 68,
cit.
Il ricorso va, quindi, accolto e la sentenza impugnata cassata, con rinvio della
causa al Giudice di Pace di Firenze, in persona di diverso magistrato, che
provvederà al riesame della controversia, provvedendo altresì sulle spese di
questa fase.
P.Q.M
La
Corte, accoglie il
ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia al Giudice di Pace di Firenze, in
persona di diverso magistrato, anche per le spese di questo giudizio.
Così deciso in Roma il 22 febbraio il 22 febbraio 2005.
Depositata in Cancelleria il 7 aprile 2005.